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Magma


Magma c’è sempre stato. È ciò che è. La materia è lì, necessità innescata dalla mano per funzionare nell’ordine stabilito dal cosmo. Caos e regola. Cosa e forma. Fuoco e nero perché la materia sia ciò che sia. E forse non importa che nella fucina dell’ineluttabile ci sia l’artista, Efesto che ne forgia un senso, un destino. Magma è un tradimento.

Magma è magma, fa e disfa, dal nero mobile, fluido e bollente del “sotto”, al sinuoso emergere dalla crepa di luce nel mondo del dovere apollineo.

Magma, connessione vivificante tra la terra calpestata e la terra bruciata.

“Magma è una mostra antologica, una sorta di raccolta di tutte quelle cose che sono emerse durante le varie fasi della mia ricerca”. Magma è un ossimoro materico ed esistenziale: silenzio dal nulla che verrà, memoria di un bollore che è stato. Caos primigenio e generativo, cancellazione simultanea di un ordine postumo acquisito. Segno e disfacimento. Pulsazione sotterranea, emersione temporanea. Ricoprire e riscoprire. Filtro che setaccia e raffina, nero che affonda. Magma è ossimoro epistemologico: limen e frattale tra arte e grafica, segno e traccia, astrazione e figurativo.

La materia è soggetto e oggetto di una lettura che aggiunge e toglie, nega e afferma: lo strumento, la superficie.

Magma è ossimoro fisico: statica e dinamica, l’immobilità plastica di un senso materico aperto alla domanda infinita e lo scorrere di un tempo che dalla luce presente s’annera di remoto futuro.

“Prima c’era una gestazione e un durante, ora sembra che ci sia solamente il dopo che è poi la fine, ho tradito Rilke, l’opera non è più una necessità”.

Testo a cura di Simone Azzoni, critico d’arte.

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